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Gianfranco Pereno |
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Il Circolo letterario Bel-Ami di Roma
aveva indetto un Concorso letterario dal titolo “Dieci parole”. La partecipazione al Concorso era aperta a chiunque ed i concorrenti dovevano presentare un componimento narrativo di lunghezza non superiore alle cinque cartelle, che contenesse obbligatoriamente le parole:"rivista", "bottone", "libro", "camino", "pipa", "capitello", "esofago", "Shakespeare", "cantante", "canaglia".Nello stesso periodo ho letto un articolo sul gioco "The Sims"! Questo è il risultato. |
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Gianfranco Pereno The SYM 8000 PRO 1 |
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Ogni
situazione dovrà essere basata su una parola chiave che ne determinerà
l’intera vicenda. Le parole sono: “rivista”, “bottone”, “libro”, “camino”, “pipa”, “capitello”, “esofago”, “cantante” e “canaglia”. Fissai dubbioso il monitor. Ricordo che sinceramente mi aspettavo di meglio, anche perché in archivio avevo già in memoria varie storie praticamente complete. In dieci anni di attività avevo già vissuto alla grande e in ogni dettaglio ogni storia che avesse potuto contenere almeno una di quelle parole chiave. Sfogliai ancora poco convinto le mie cartelle del menù “STORIE DI VITA” e mentre le singole avventure mi tornavano prontamente alla memoria, regalandomi ogni volta l’esaltante sensazione di tenere saldamente il mio destino nel palmo della mano, lasciai scorrere i ricordi. -BOTTONE- Sicuramente quello del matrimonio di mio fratello! Io ero il testimone di nozze. Ho fatto di tutto per far sparire ogni fotografia di quel giorno e l'unica rimasta, quella che mia cognata tiene ancora in bella vista sul settimanale della sua camera da letto, è stata accuratamente ritoccata. Eppure non esiste volta che, regolarmente a qualche fottuta cena, non se ne esca un cretino che svolazza una copia originale della fotografia, in cui io compaio bello e impeccabile, nel mio tait d’alta sartoria, a fianco di una splendida ragazza raggiante e innamorata... con la patta dei pantaloni indecorosamente aperta! L’altra storia che riguardava un bottone era meglio lasciarla perdere, si riferiva a quello dei jeans di Michela, la prima volta che siamo rimasti soli. Cinque minuti sudaticci per farlo uscire dalla sua asola, poi una volta compiuta l’impresa, lo sguardo della donna era stato più che sufficiente per uccidere qualsiasi vitalità dentro i miei pantaloni. -LIBRO- Sicuramente quello che avevo, da ragazzo, rubato sulla bancarella di… Mi ricordo le frasi che, anche se sussurrate sottovoce, mi fecero bloccare interdetto, lasciandomi inebetito a fissare l’elenco delle cartelle sul monitor ultrapiatto. Le esternazioni di quel giorno mi ritornano vive alla memoria. Effettivamente avevo conservato quelle storie solo per uno strano pudore che mi aveva impedito di cancellare verità scomode e imbarazzanti. E ricordo ancora benissimo quando, dopo aver concluso che nella vita contano solo i traguardi raggiunti e non i banali scivoloni, lanciai uno sguardo circolare al mio studio. I sessanta metri quadrati del salone, risplendevano sornioni immersi nella luce soffusa che entrava dalle tre grandi finestre che si affacciavano direttamente sul Canal Grande. E i grandi tappeti orientali, che assorbivano rassicuranti ogni rumore, sembravano intessuti apposta per fare da giusto contrappunto ai maestosi quadri appesi alle pareti. Mi alzai e scalzo andai sino alla piccola cucina di servizio, in fondo al corridoio. Dal frigorifero presi una bottiglia d’acqua minerale, e mentre mi godevo il liquido frizzante e gelato, lasciai che i miei piedi assorbissero il fresco del pavimento. Tornai con calma nello studio e affacciandomi a una delle finestre pensai a quanto ridicola fosse la vita. Avevo letto, sinceramente divertito, che nel secolo precedente gli scienziati di tutto il mondo avevano previsto un notevole innalzamento del livello globale delle acque e che a Venezia era stato addirittura costruito un complicato sistema di paratie mobili per proteggerla dalle alte maree che periodicamente sommergevano gran parte della città. Poi la natura decise diversamente. Non solo i ghiacciai non si sciolsero, ma grandi cataclismi sconvolsero ampi territori, compreso quello dello stretto di Gibilterra. Il risultato inaspettato fu che il livello delle acque nel mediterraneo invece si abbassò, lasciando Venezia praticamente all'asciutto. Lasciai correre lo sguardo lungo il fondo arido del Canal Grande, dove qualcosa, semi affondato dentro una chiazza melmosa, aveva attirato una decina di grossi gabbiani. In pochi anni l'economia di una delle città più belle al mondo era crollata inesorabilmente. Niente acqua nei canali voleva dire nessuna serenata in gondola, e l'aria malsana e la puzza esalata dai fanghi emersi equivalsero a ridurre il turismo zero. Finito l'incanto della laguna, case e palazzi, che sino ad allora erano stati contesi a fior di milioni, dai ricchi di tutto il mondo, erano stati progressivamente abbandonati al loro destino. Per evitare inutili e pericolosi sciacallaggi, il governo si affrettò a confiscare tutti gli immobili abbandonati, destinandoli poi, ad affitti irrisori, ai cittadini che necessitavano di una residenza stabile. A me toccò palazzo Dario. Più per raccomandazione che per merito. A essere sincero, mi avevano concesso addirittura l'opzione di scegliere tra una mezza dozzina di palazzi, dal momento che a Venezia non voleva venirci ormai più nessuno. Un po' per l'innegabile aria da cimitero abbandonato che sempre più si respirava tra le sue calli, un po' per le voci che giravano sempre più frequentemente su strane e misteriose sparizioni. Personalmente non mi ero preoccupato più di tanto. Il mio lavoro lo svolgevo interamente su internet e quindi di non ero obbligato a uscire di casa ogni giorno. Inoltre avere a disposizione tutto per me addirittura un intero palazzo, era una cosa notevolmente eccitante. Ritornai al tavolo da lavoro con la convinzione di raccontare solo il meglio delle mie avventure, e che avrei fatto partecipe il vasto mondo della rete informatica della stupenda, fortunata e impagabile vita che stavo conducendo. -Cantante- Qualcuna era passata per il mio letto, mentre altre avevano ceduto alle mie lusinghe direttamente dentro il loro camerino. Perfino una rock star mi aveva quasi distrutto dietro il palco, sotto gli sguardi allibiti di macchinisti ed elettricisti. Per quella voce avevo solo l’imbarazzo della scelta! -Esofago- Inutile cercare altro, i ricordi precedenti mi avevano portato direttamente ad Anna. Non avevo idea del suo esofago, ma la gola… -Canaglia- Anche qui avevo in serbo parecchie opportunità. Potevo raccontare di quella volta che avevo bloccato due rapinatori nella filiale della mia banca, salvando sicuramente le due bambine tenute in ostaggio dai criminali da una fine crudele, o addirittura azzardarmi a narrare di quando mi conferirono una medaglia al valore, per aver scoperto e fatto arrestare un terrorista che aveva minato il petrolchimico di Marghera. -Pipa- Accidenti, sì! Avrei cominciato da quello! La pipa di mio padre e i ricordi struggenti della nostra ultima vacanza in Toscana. Perfetto! Lui alla fine di una vita di successi ed onori, io sul punto di prendere il suo posto, ansioso di dimostrare al mondo il mio talento e la mia determinazione. Cercai, leggermente ansioso, la cartella relativa, e dopo qualche secondo la fedele cronaca di quelle giornate prese a scorrere sul mio schermo, trasformando lo studio in un susseguirsi di colline dolci e vigneti maestosi, mentre dentro al petto l’emozione incominciava a travolgermi incalzante. Un breve lampo sul monitor mi mise in allarme, poi all’improvviso, il buio. Rimasi per un istante paralizzato, completamente inerme di fronte all’inevitabile. |
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